Agrometeorologia

Per le Marche, dopo l'exploit dell'ultimo biennio, doppietta di anni record (vedi qui e qui), il 2016 ha fatto registrare una lieve flessione della temperatura media regionale, anche se il valore di 14,3°C si piazza al terzo posto nella classifica delle medie annuali dal 1961.

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Sul finire della settimana scorsa, l'estrema invadenza dell'alta pressione atlantica, promontorio anticiclonico che si è spinto oltre il circolo polare artico, ha provocato la discesa di aria fredda verso il settore occidentale europeo. E' venuta a crearsi così una profonda saccatura depressionaria, asse sud-ovest nord-est, che dal Mare di Barents si è allungata fino alla Penisola Iberica. Figura questa che, tra sabato e domenica, ha innescato il richiamo di un forte flusso di aria caldo-umida meridionale che ha investito anche le Marche.

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Il giorno venerdì 15 luglio, a seguito di una discesa depressionaria artica, un minimo di pressione si è andato a formare sul Tirreno, scivolando da nord verso sud. L'aria fredda settentrionale ha causato una marcata flessione termica, da un lato provvidenziale per una Penisola "boccheggiante" sotto la morsa dell'aria torrida nord-africana, dall'altro deleteria per l'estrema attività temporalesca scatenata proprio dal forte contrasto termico.

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Una periodo particolarmente instabile ha interessato le Marche, con i rovesci ed i temporali che a cadenza giornaliera hanno fatto visita al nostro territorio regionale. L'origine di tanta variabilità è da attribuire ad un'area di bassa pressione sull'Oltralpe che si è andata ad incastrare a sud di un ampio campo anticiclonico.

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Quello del 2015 è stato di gran lunga il più caldo luglio per le Marche; addirittura il più caldo mese in assoluto per la nostra regione, almeno dal 1961 inizio della serie di dati a nostra disposizione.

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La primavera 2015 è stata caratterizzata da una prevalenza anticiclonica sull'Europa, con i massimi di geopotenziale posizionati sulla parte centro-occidentale del continente, massimi di origine nord-africana che hanno portato ad una stagione particolarmente calda su Francia, Spagna e Italia. La nostra penisola inoltre, posta ai margini orientali dell'alta pressione, è stata sottoposta alla discesa di depressioni nordiche che, nei casi di ciclogenesi mediterranee, hanno dato luogo a prolungate e diffuse precipitazioni.

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Giunta sull'Italia passando per la Valle del Rodano, la bassa pressione Erik ha provocato un netto peggioramento delle condizioni dopo giorni di stabilità anticiclonica. Il maltempo ha interessato anche le Marche, tra il 22 ed il 24 maggio, quando un vortice, generatosi sul Tirreno, è traslato poi verso l'Adriatico investendo in pieno la nostra regione; la presenza di un blocco anticiclonico sul comparto est-europeo ha rallentato il cammino verso oriente del nucleo depressionario e così le precipitazioni hanno tardato a dileguarsi.

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La temperatura media regionale di marzo 2015 è stata di 8,9°C corrispondente ad una anomalia di +0,2°C rispetto alla media 1981-2010. La precipitazione totale media regionale di marzo 2015 è stata di 165mm, corrispondente ad una anomalia di +100mm rispetto al 1981-2010. Quello del 2015 è stato per le Marche il terzo marzo più piovoso dal 1961.

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Dopo quella del mese scorso e quella della settimana scorsa, la nostra regione è stata colpita da un'altra intensa ondata di maltempo, causa di danni e disagi per i forti venti, le abbondanti precipitazioni e le nevicate che hanno imbiancato vaste zone dell'entroterra appenninico. Ancora una volta l'origine del maltempo è stato un vortice depressionario che, formatosi a seguito di una discesa di aria fredda artica marittima, ha stazionato per ore sul basso Tirreno favorendo l'ingresso di sostenute correnti molto fredde dai Balcani che giocoforza hanno investito maggiormente il versante adriatico. La fase più acuta dell'evento è inquadrabile, per le Marche, tra i giorni 4 e 6 marzo

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Nell'ultima parte del mese di gennaio, dopo un lungo periodo di dominanza anticiclonica, una parte del vortice polare è riuscita a scendere verso l'Europa centro-settentrionale instaurando la sua roccaforte in prossimità del Mare del Nord. Da lì è partita una sequenza di minimi barici al suolo che ha interessato anche le latitudini più basse raggiungendo in particolare il centro del Mediterraneo.

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